Chiudete gli occhi e rilassatevi. Inspirate profondamente e a pieni polmoni. Astraetevi e sentite il flusso dal profondo del vostro intimo. Riaprite gli occhi e andate a cambiarvi le mutande.
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Capitolo v
Al bar
Entrai in uno di quei pulciosi bar della Lincoln Avenue. Lì era cominciata la mia indagine e lì doveva finire. Mi sedetti al bancone e ordinai un whisky on the rocks. Quando il barman me lo porse protestai.
-Questi sono sassi, non rocce!
Si scusò e me lo cambiò. Questa era un'altra cosa che non capivo: che utilità avevano i pezzi di granito nel whisky? Non volli pensarci su in quel momento e cercai di attaccare bottone con la sventola che mi stava di fianco. Era una via di mezzo tra Ginger Rogers e Cary Grant. Fu in un secondo momento che riconobbi l'uomo che mi assunse. Si era messo una parrucca rossa. Mi chiese l'esito delle indagini ed io glielo esposi. La mia storia non lo fece felice.
-Mi avete deluso, signor Falco. Non porteremo a termine il pagamento. Anzi, vi pregherei di restituirmi l'acconto.
-Ma nemmeno per scherzo!
-Brutto stronzo!
Il discorso stava degenerando.
-Pervertito!
-Maledetto figlio di cane!
-Sgualdrina!
-Finocchio!
-Carciofo!
-Testa di rapa!
Era degenerato. Lo presi per la collottola e lo rovesciai sul tavolo. Si raddrizzò spaventato.
-Va bene, confesso tutto!
-Tutto cosa?
-Tutto tutto!
-E allora parla!
Non avevo la più pallida idea di cosa dovesse dire, ma lo feci parlare.
-Io sono il sosia di Cary Grant e la casa cinematografica che mi ha assunto anonimamente mi aveva detto che dovevo farmi vedere così vestito da voi in modo da screditare il vero Grant! Lo giuro!
Lo lasciai e mi avviai verso la porta. Non so se lo fece apposta, ma un cliente seduto ad un tavolo mi fece lo sgambetto. Caddi e rovesciai il tavolo infrangendo tutti i bicchieri. Quando mi rialzai vidi che qualcuno aveva fatto più danni di me: la vetrata era infranta e tutti i presenti morti. Il muro era ridotto ad un groviera. Intuii che qualcuno aveva sparato dall'esterno. Mi avvicinai al sosia di Cary Grant. Gli era volata via la parrucca ed ora assomigliava ad Elvis. Con il suo ultimo respiro parlò.
-Sono stati loro. Hanno voluto cucirmi la bocca, ma sono arrivati tardi. Ah, a proposito... vaff... HHH!
Spirò in quel momento avendo l'ultima parola sulla nostra discussione precedente. Colto da infinita pietà gli chiusi gli occhi. Poco importa se con due dita o con due pugni. Mi affrettai ad uscire per non trovare la polizia, ma purtroppo l'agente di ronda era già arrivato.
-Ehi tu!- mi disse parandomisi davanti.
Provai con un vecchio trucco: indicai un punto ipotetico alle mie spalle apparendo il più trafelato possibile.
-Guarda, una megattera!- urlai.
-Mi sembrerebbe di più un capodoglio!- rispose lui stupito. C'era cascato.
Non aspettai un istante di più e scappai. Avevo una pista ma nessun nome. Udii un tonfo sordo alle mie spalle, mi girai e rimasi di sasso nel vedere che aveva ragione lo sbirro: era un capodoglio. Con le ultime forze rimastogli esalò un 'ultima parola:
-Shuaz!
Devo ancora scoprire chi ha insegnato a quel cetaceo a parlare. Comunque adesso avevo anche un nome: Shuaz. Mi sarei rivolto alla mia informatrice: lei sapeva sempre tutto. Mi misi subito in marcia.
